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Tecnologia e didattica:

Come cambia la scuola tra lezioni online, realtà virtuale e game learning

Nella situazione di quarantena in cui ci troviamo a causa della diffusione del Coronavirus la tecnologia si è riaffermata come un bene di prima necessità, indispensabile sia dal punto di vista pratico che dal punto di vista emotivo: è infatti fondamentale sia per svagarsi che per mantenere i contatti e persino per lavorare in modalità smartworking. Esclusi quello sanitario e lavorativo, uno dei settori che ha dovuto maggiormente riadattarsi a questa nuova situazione è quello della scuola. Anche il rapporto tra tecnologia e didattica è molto cambiato, diventando essenziale per il proseguimento della scuola.

Sono moltissimi gli istituti – dalle scuole elementari fino agli atenei universitari – che si sono attivati per realizzare la didattica a distanza tramite lezioni online su diverse piattaforme (Microsoft Teams e Zoom su tutte), oltre che per riorganizzare i siti in modo da poter condividere il materiale necessario, supportando la connessione di un numero maggiore di utenti. Di fronte a questa situazione sorgono spontanee alcune domande: la scuola si può considerare al passo con i tempi dal punto di vista tecnologico? Come cambierà il rapporto tra tecnologia e didattica una volta finita l’emergenza? È possibile auspicare a un’integrazione tra scuola “normale” e scuola virtuale nel futuro prossimo?

Tecnologia e didattica: un rapporto travagliato

Il legame tra tecnologia e didattica si è evoluto nel tempo in maniera sempre più integrativa. La stragrande maggioranza degli istituti scolastici, di qualsiasi grado, prevede infatti la presenza di una o più aule di informatica. Nell’ultimo decennio, poi, sono moltissime le scuole in cui sono state introdotte le Lim, ovvero le lavagne elettroniche, insieme al registro elettronico (o comunque al sito di istituto/ateneo) che, oltre funzionare come “libretto” dello studente, su cui vengono annotati i voti e le comunicazioni varie, consente al docente di caricare materiali integrativi rispetto alle lezioni in presenza oppure, come abbiamo modo di vedere attualmente, di sostituirle con le lezioni online.

Non si può però dire che tale situazione sia valida per tutti. Bisogna innanzitutto tener conto delle differenze regionali: sono molte le realtà scolastiche per cui tecnologia e didattica su Internet rimangono un miraggio, per non parlare di tutti quegli studenti che non hanno un computer e una connessione in casa propria, trovandosi letteralmente tagliati fuori dal mondo. Anche nelle situazioni più avanzate, inoltre, elementi come le aule di informatica risultano anacronistici: è difficile mantenere aggiornati e ben funzionanti computer spesso obsoleti e non utilizzati assiduamente. In questo caso sarebbe più pratico, per esempio, dotare ogni banco di una presa di corrente e ogni aula di una connessione Internet, dal momento che è sempre più richiesto l’uso di un computer personale da parte degli studenti. Un altro aspetto critico da non trascurare è infine la formazione degli insegnanti: non capita infatti di rado che questi non siano in grado di utilizzare gli strumenti informatici.

Realtà virtuale e game learning a supporto della didattica: utopia o realtà?

L’innovazione tecnologica ha tutto per diventare uno strumento vincente, accrescendo le possibilità dell’istruzione e rendendo la scuola virtuale. Sia la realtà aumentata che la realtà virtuale potrebbero infatti rendere l’insegnamento di qualsiasi materia molto più tangibile, affiancando alle nozioni teoriche fondamentali anche l’aspetto pratico, senza considerare il vantaggio dato dal fatto che molti studenti utilizzano già queste tecnologie per esempio per i videogiochi. Dotare gli istituti di strumenti come i visori 3D potrebbe quindi rendere l’istruzione un’esperienza totalmente immersiva, che sicuramente contribuirebbe a catalizzare maggiormente l’attenzione degli studenti.

Una classe dotata di strumenti virtuali quali i visori per la realtà aumentata e per la realtà virtuale può forse apparire oggi come un’utopia: certamente costituirebbe un bel balzo in avanti. Un’alternativa potrebbe essere il game learning, ovvero l’apprendimento attraverso giochi educativi, i quali negli ultimi tempi si stanno facendo largo nelle scuole seppur a fatica.

A New York, dal 2009, è stato avviato l’istituto Quest to Learn: si tratta di una scuola la cui didattica è basata interamente sulla logica dei giochi multiplayer, con l’obiettivo di rendere l’istruzione maggiormente coinvolgente per gli studenti. A cambiare non sono le materie scolastiche, ma il sistema di valutazione: ogni studente ha delle missioni, punta a salire di livello incrementando delle abilità particolari e accumula competenze collaborando con gli altri, esattamente come avviene in un gioco multigiocatore. Tutto questo permette agli studenti di elaborare soluzioni creative di fronte alle sfide, aumentare la collaborazione e ridurre in questo modo lo stress e l’ansia associati alla scuola.

La necessità dell'innovazione

È un dato di fatto che l’istruzione, in generale e soprattutto nel nostro Paese, necessiti di uno svecchiamento: i dati dell’abbandono scolastico sono drammatici e non accennano a migliorare. Nella situazione di emergenza in cui ci troviamo attualmente la scuola ha reagito bene, con l’introduzione delle lezioni online, ma ancora non basta. È necessario lavorare sul coinvolgimento di tutti gli studenti per portare l’istruzione a livelli accettabili: una scuola virtuale richiede certamente impegno, soprattutto per quanto riguarda la formazione, e investimenti economici per procurarsi gli strumenti virtuali necessari. Basta però guardare i dati sull’istruzione per rendersi conto di quanto ne valga la pena: tecnologia e didattica rappresentano un binomio vincente.

Daria Parenti

Fonte: J. McGonigal, La realtà in gioco. Perché i giochi ci rendono migliori e come possono cambiare il mondo, Apogeo, Milano, 2011

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