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Visore 3D e archeologia:

la realtà virtuale come strumento per valorizzare i resti archeologici

Immaginate di passeggiare nell’atrio di un’antica domus romana, dando un’occhiata alle colonne del peristilio, e di entrare nelle stanze per osservare i preziosi oggetti utilizzati dai patrizi romani. Oppure di visitare un maestoso tempio e vedere da vicino le minuziose statue realizzate in onore degli dei. O ancora, di passeggiare in un luogo suggestivo come le necropoli etrusche, le cosiddette “città dei morti”, affascinanti luoghi pieni di mistero. Immaginate, poi, di avere la possibilità di ammirare da vicino nella sua completezza l’ingegnosa costruzione degli antichi acquedotti o la maestosità delle terme, uno dei principali luoghi di svago e di ritrovo nell’antichità. Un sogno impossibile? Non con un visore 3D per la realtà aumentata o per la realtà virtuale.

Per realtà virtuale si intende una realtà parallela e per certi versi opposta a quella reale, mentre per realtà aumentata si intende una sorta di potenziamento operato sulla realtà esistente. Entrambe sono realizzabili attraverso numerosi strumenti, che vanno perfezionandosi con il passare del tempo: si va da auricolari a guanti particolari, passando per speciali tute e arrivando ai visori. In questo modo, l’utente può “teletrasportarsi” altrove pur senza muoversi dalla propria stanza, oppure può vedere la realtà attraverso un particolare filtro (quale può essere, appunto, quello di una precisa epoca storica).

Solitamente il visore 3D per la realtà virtuale o per la realtà aumentata è associato ai videogiochi: essi consentono infatti ai giocatori di entrare letteralmente in un altro mondo, che li estranea dalla realtà e permette loro di immergersi completamente nella storia che stanno giocando. I visori possono tuttavia trovare una larga applicazione anche nella realtà quotidiana, consentendo ricostruzioni minuziose – ed esattamente identiche a com’erano nel passato – di quelli che oggi possiamo solo definire come resti archeologici. Perché allora non sfruttare maggiormente la potenza di questi strumenti e applicarne il raggio d’azione, in modo da valorizzare e rendere più appetibile la cultura?

 

Oggi, purtroppo, moltissimi dei reperti storici sono in pessime condizioni – sia a causa del naturale scorrere del tempo che per la cattiva conservazione – e, qualora siano visitabili, non è comunque possibile osservarli nella loro interezza. Solo attraverso l’immaginazione, partendo dai pochi resti a nostra disposizione, possiamo provare a ipotizzare come erano realizzati per esempio i mosaici, insieme alle varie altre decorazioni che facevano parte integrante di un determinato edificio e che sono andate perdute. Solo sforzandoci enormemente, ed essendo dotati di molta fantasia, potremmo poi immaginare un’antica costruzione di cui ora non esiste più alcuna traccia, in quanto soppiantata da installazioni moderne. 

Attualmente siamo abituati a vedere le ricostruzioni grafiche delle rovine, così come dovevano apparire nell’antichità, in tv oppure tramite immagini e video presenti nei siti web: se invece fosse possibile vedere com’erano questi luoghi in origine osservandoli da vicino e, perché no, camminandoci dentro e perfino “toccandoli con mano”? Un visore 3D per la realtà aumentata permetterebbe un’esperienza totalmente immersiva in un’epoca passata, rendendole nuovamente vita e dando al visitatore la possibilità di immergersi in un contesto storico descritto nei minimi particolari.

Immaginate come può cambiare drasticamente allora il fatto di visitare le rovine antiche, potendole finalmente vedere in base a come erano state pensate e realizzate in origine e potendo ora interagire con esse nella loro completezza. L’utilizzo del visore 3d permette un’esperienza di destinata ad arricchire e a cambiare in meglio la percezione di tutti coloro che ne fruiscono: dai semplici visitatori, che vedrebbero soddisfatta ogni loro minima curiosità, agli studenti in gita, che riuscirebbero finalmente a farsi un’idea concreta di ciò che apprendono dai libri, per non parlare poi degli stessi esperti di archeologia, che, oltre a contribuire alla parte grafica, potrebbero poi usufruirne per le loro ricerche.

Il visore 3D per la realtà virtuale, poi, oltre a consentire un’esperienza immersiva totalizzante ed estremamente soddisfacente per gli utenti, ha un ulteriore vantaggio che farà ricredere anche gli scettici: le tecnologie utilizzate, infatti, non alterano in alcun modo la realtà per le quali vengono progettate e sulla quale vengono applicate. Per interrompere l’esperienza e ritornare al presente, inoltre, è ovviamente sufficiente togliersi il visore. Perché allora privarsi di un’esperienza incredibile, culturale e allo stesso tempo divertente, che non elimina nulla ma, al contrario, ci consente addirittura di viaggiare nel tempo?

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